Mer. Ott 23rd, 2019

Parte 3: Manutenzione e conservazione

Non si sa quando venne istituita la carica di Custode del Naviglio Grande.

Non si sa quando venne istituita la carica di Custode del Naviglio Grande; in alcuni documenti del Quattrocento si fa spesso riferimento a dei Campari, che risiedevano a Turbigo, Boffalora, Castelletto, Gaggiano, Corsico e Milano, ai quali era affidata la sorveglianza di un tratto di canale. Nell´Ottocento si ritrovano indicazioni relative ai Custodi delle acque che esercitavano numerosi poteri (disciplinari, regolamentari, di polizia).

Le loro funzioni erano quelle di vigilare sullo stato delle sponde, segnalando periodicamente all´autorità milanese eventuali corrosioni, scavamenti ecc. Il Custode inoltre doveva rilevare tre volte al giorno (mattino, mezzogiorno e sera) il livello dell´acqua attraverso un idrometro fisso immerso nel canale e ogni quindici giorni inviava a Milano lo Stato del pelo dell´acqua. Era una rilevazione indispensabile per assicurare un equilibrato utilizzo dell´acqua per la navigazione e l´irrigazione.

Quando si verificava un cedimento della riva, e non lo si poteva mettere in asciutta per non compromettere i commerci e l´irrigazione, si scaricavano in acqua alcune barche di ciottoli del Ticino a sostegno della scarpata; con lo stesso sistema si eliminavano sul fondo del canale le ondulazioni che generavano “gorghi” pericolosi per la navigazione. Può sembrare un sistema empirico dettato dall´emergenza, tuttavia richiedeva, in chi lo adottava, chiare conoscenze sul moto delle acque e tanta esperienza: un´imprecisione avrebbe potuto creare situazioni ancora più pericolose.

Le riparazioni a regola d´arte venivano invece effettuate durante le due asciutte, primaverile ed autunnale. Qualche settimana prima di togliere l´acqua, giungevano al Custode le intimazioni sulle opere da eseguire per i frontisti e per le comunità, che egli notificava personalmente; le opere invece a carico dello Stato venivano eseguite dall´Appaltatore dei Navigli.

Dall´autorità centrale di Milano giungevano anche le disposizioni sulla conservazione e manutenzione delle barricate in legno lungo le sponde e partivano i frequenti ordini di tagliare l´erba palustre che intralciava sia la navigazione che l´irrigazione.

Fra le numerose incombenze del Custode c´era anche quella di controllare lo stato dei ponti, spesso danneggiati dalle barche che li urtavano per imperizia dei conducenti, a causa del vento, ecc. I ponti rappresentavano anche un ostacolo indiretto alla navigazione perché il pilone centrale, dividendo la corrente, rendeva più difficoltosa la risalita controcorrente sotto gli archi. Questi venivano quindi muniti di un grosso anello e di una carrucola, entro cui si faceva scorrere la corda di attiraglio, per agevolare la risalita in questi punti. Talvolta si interveniva anche sul pilone, con opere di sottomurazione e palificazione che avevano la funzione di taglia-acqua, in modo da attenuare la resistenza opposta alla corrente; altri interventi sul selciato sotto gli archi riducevano ulteriormente l´ondulazione in prossimità del ponte: con questi sistemi si intervenne ad esempio nel 1839 sul ponte di Robecco, a quell´epoca a due arcate.